venerdì, 09 maggio 2008

Guardi la Tv e ti pare che tutti siano omosessuali, divorziati, conviventi, con famiglie allargate quelle di lei e quelle di lui riunite dopo i rispettivi divorzi, tutti felici e contenti, e se sono sposati sono tristi, infelici, sfigati, cornuti e mazziati. Non c'è una fiction in cui la situazione normale sia marito-moglie felici. Mai. 

Ma perché lo scrivo io quando Marina Corradi l'ha già scritto e l'ha scritto meglio?

«Non c’è un serial tv in cui due, sposati, lo rimangano. Il “compagno”, nei salotti della Milano “giusta”, è come la casa a Santa Margherita o il Suv: se non ce l’hai sei impresentabile. Al venerdì davanti alle scuole vedi dei ragazzini con due zaini: uno ha dentro il cambio della biancheria, questo weekend si va da mamma. La normalità è che i matrimoni finiscano. E siccome accade sempre di più, ci si racconta che è giusto, e che si è più felici così.
E i miei figli, mi chiedo guardando quelli che chiamano Giovanni il setter, non diventeranno uguali? La corrente porta con forza in questa direzione. Il matrimonio eterosessuale e di lungo corso è in via di estinzione, se perfino la democratica Bologna organizza corsi antidivorzio.

[...] Ho visto com’è, dalla parte dei figli, quando uno prende le sue cose e se ne va lasciando la casa spoglia, come fossero passati i ladri. Sono stata fra i primissimi, modestamente, ad avere lo zaino per andare da papà. Eravamo all’avanguardia. Perciò certe sciocchezze come “si può separarsi e non fare soffrire i figli” o “non è la fine del mondo” non me le possono raccontare. So che per un figlio il dividersi dei genitori è la terra che si apre sotto i piedi. Mi ricordo».

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categoria:ritagli
martedì, 06 maggio 2008

Leggo su un quotidiano:

«Bambini stranieri più motivati a scuola degli italiani. Sull'argomento sono stati effettuati numerosi studi. Ma la sensazione è che i ragazzi extracomunitari siano anche più bravi. E' una percezione tutta da verificare, ma che si sta facendo strada. Di certo sono più abituati ad affrontare le difficoltà, spiegano gli insegnanti. Ma c'è un rischio: che la scuola si adatti alla deferenza a dispetto della creatività (ma che cazzo è sta 'creatività'?, ndr), avvertono i pedagogisti ('ndiamo bbene...). "I bambini provengono da culture più autoritarie e senso della scuola più rigido rispetto ai nostri (poveri loro che son capitati qui!); oggi si corre il rischio che i bambini stranieri sopravvanzino gli italiani negli anni ma rimanendo ancorati ad uno standard arcaico della scuola (cioè, quella che funzionava?). E ciò non è positivo. Serve invece una scuola diversa (), che sappia rispondere alle motivazioni di apprendimento () efficace non ripetitivo (). Basta con le routine scolastiche e la ripetizione pedissequa (). Perciò c'è la necessità di lavorare sulla formazione degli insegnanti, di organizzare laboratori e interazione, anche fuori dalle aule"».

Tu e i tuoi colleghi dovrebbero stare fuori dalle aule, coglione!

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categoria:cronache
lunedì, 05 maggio 2008

Dopo la val d'Ossola, la Valtellina. Pare proprio che ovunque vada ci sia un Santuario edificato in seguito ad un evento mariano.

Il Santuario di Tirano nasce sul luogo dove il 29 settembre 1504 - festa di San Michele, protettore della Chiesa - la Madonna era apparsa a Mario Homodei, al quale chiese espressamente l'edificazione in quel luogo di un tempio in suo onore. Neppure sei mesi dopo la costruzione iniziò.

Strana pretesa da parte della Vergine? Per niente, se si tiene conto che da lì a pochi decenni avrebbe preso piede nella vicinissima Svizzera la Riforma protestante, mentre in Valtellina non si perse mai la fedeltà alla Chiesa, certamente grazie anche alla presenza di questo baluardo spirituale (e a San Michele, che, infatti, si innalza con la sua lancia sopra l'altare maggiore).

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categoria:taccuino
mercoledì, 30 aprile 2008

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categoria:intervallo
martedì, 29 aprile 2008

Quando la fede è un fatto pubblico...

GLASGOW (Scozia) - Per i Rangers oltre al danno la beffa. Il danno è stata la sconfitta nel derby di Glasgow contro i Celtic. La beffa la trovata del portiere avversario. La sfida Celtic-Rangers ha da sempre connotazioni religiose, visto che i tifosi dei primi sono cattolici mentre quelli dei secondi sono di fede protestante. Domenica il portiere polacco dei biancoverdi, Artur Boruc, stanco di sentire cori contro Wojtyla, ha deciso di reagire a suo modo.

DIO BENEDICA IL PAPA - Alla fine della gara, vinta dal Celtic per 3-2, l'estremo difensore ha sfoggiato una maglietta con una foto di Giovanni Paolo II e la scritta «Dio benedica il Papa». Una presa di posizione assai netta che ora rischia di procurargli dei guai: la Federcalcio scozzese, infatti, aspetta il rapporto dell'arbitro per valutare eventuali provvedimenti nei confronti del portiere. «Sarebbe stato peggio se avesse indossato una maglietta con su scritto "Dio benedica Myra Hindley"», ha commentato ironico del tecnico del Celtic, Gordon Strachan, riferendosi alla serial killer che negli anni Sessanta fu condannata per aver torturato e assassinato quattro bambini.

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categoria:cronache
giovedì, 24 aprile 2008

25 aprile, gornata di silenzio, non di retorica.

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martedì, 22 aprile 2008

Chiudiamo questa minuscola rassegna sui discorsi del Papa, tenuti durante il suo soggiorno negli Stati Uniti, notando come nell'omelia che ha tenuto nella cattedrale di St. Patrick a New York, Benedetto XVI abbia fatto precisi riferimento all'architettura della magnifica chiesa. Non ci è passato inosservato, soprattutto dopo che avevamo riflettuto sull'architettura contemporanea. Cosa avrà voluto dire il Papa con i riferimenti alle splendide vetrate:

 «Il primo aspetto riguarda le finestre con vetrate istoriate che inondano l’ambiente interno di una luce mistica. Viste da fuori, tali finestre appaiono scure, pesanti, addirittura tetre. Ma quando si entra nella chiesa, esse all’improvviso prendono vita; riflettendo la luce che le attraversa rivelano tutto il loro splendore. Molti scrittori – qui in America possiamo pensare a Nathaniel Hawthorne – hanno usato l’immagine dei vetri istoriati per illustrare il mistero della Chiesa stessa. È solo dal di dentro, dall’esperienza di fede e di vita ecclesiale che vediamo la Chiesa così come è veramente: inondata di grazia, splendente di bellezza, adorna dei molteplici doni dello Spirito. Ne consegue che noi, che viviamo la vita di grazia nella comunione della Chiesa, siamo chiamati ad attrarre dentro questo mistero di luce tutta la gente»;

all'architettura della chiesa:

«Come tutte le cattedrali gotiche, essa è una struttura molto complessa, le cui proporzioni precise ed armoniose simboleggiano l’unità della creazione di Dio. Gli artisti medievali spesso rappresentavano Cristo, la Parola creatrice di Dio, come un “geometra” celeste, col compasso in mano, che ordina il cosmo con infinita sapienza e determinazione. Una simile immagine non ci fa forse venire in mente il nostro bisogno di vedere tutte le cose con gli occhi della fede, per poterle in questo modo comprendere nella loro prospettiva più vera, nell’unità del piano eterno di Dio?»;

allo slancio verticale dello stile gotico?

«L’unità di una cattedrale gotica, lo sappiamo, non è l’unità statica di un tempio classico, ma un’unità nata dalla tensione dinamica di forze diverse che spingono l’architettura in alto, orientandola verso il cielo. Anche qui possiamo vedere un simbolo dell’unità della Chiesa che è unità – come san Paolo ci ha detto – di un corpo vivo composto da molte membra diverse, ognuno con il proprio ruolo e la propria determinazione. Anche qui vediamo la necessità di riconoscere e rispettare i doni di ogni singolo membro del corpo come “manifestazioni dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12,7). Certo, nella struttura della Chiesa voluta da Dio occorre distinguere tra i doni gerarchici e quelli carismatici (cfr Lumen gentium, 4). Ma proprio la varietà e la ricchezza delle grazie concesse dallo Spirito ci invitano costantemente a discernere come questi doni debbano essere inseriti in modo giusto nel servizio della missione della Chiesa».

Non azzardiamo ipotesi qui, anche se ci sembra chiaro l'intento di riproporre dei canoni di bellezza perduti ma recuperabili (almeno dalla Chiesa), non senza spiegazioni teologiche (cosa mai avrà di teologico la chiesa di San Pio?). Inoltre ci è venuto in mente questo passaggio del Card. Ratzinger scritto nel 2000 in "Introduzione allo spirito della Liturgia":

«Noi, oggi, non sperimentiamo solo una crisi dell'arte sacra, ma una crisi dell'arte in quanto tale, e con un'intensità finora sconosciuta. La crisi dell'arte è un altro sintomo della crisi dell'umanità, che proprio nell'estrema esasperazione del dominio materiale del mondo è precipitata nell'accecamento di fronte alle grandi questioni dell'uomo, a quelle domande sul destino ultimo dell'uomo che vanno oltre la dimensione materiale».

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categoria:ritagli, papa
lunedì, 21 aprile 2008

Un numero sempre maggiore di persone – in particolare di genitori – riconosce il bisogno di eccellenza nella formazione umana dei loro figli. Come Mater et Magistra, la Chiesa condivide la loro preoccupazione. Quando nulla aldilà dell’individuo è riconosciuto come definitivo, il criterio ultimo di giudizio diventa l’io e la soddisfazione dei desideri immediati dell’individuo. L’obiettività e la prospettiva, che derivano soltanto dal riconoscimento dell’essenziale dimensione trascendente della persona umana, possono andare perdute. All’interno di un simile orizzonte relativistico gli scopi dell’educazione vengono inevitabilmente ridotti. Lentamente si afferma un abbassamento dei livelli. Osserviamo oggi una certa timidezza di fronte alla categoria del bene e un’inconsulta caccia di novità in passerella come realizzazione della libertà. Siamo testimoni della convinzione che ogni esperienza sia di uguale valore e della riluttanza ad ammettere imperfezioni ed errori. E particolarmente inquietante è la riduzione della preziosa e delicata area dell’educazione sessuale alla gestione del “rischio”, privo di ogni riferimento alla bellezza dell’amore coniugale.

Come possono rispondere gli educatori cristiani? Questi pericolosi sviluppi pongono in evidenza la particolare urgenza di ciò che potremmo chiamare “carità intellettuale”. Questo aspetto della carità chiede all’educatore di riconoscere che la profonda responsabilità di condurre i giovani alla verità non è che un atto di amore. In verità, la dignità dell’educazione risiede nel promuovere la vera perfezione e la gioia di coloro che devono essere guidati. In pratica, la “carità intellettuale” sostiene l’essenziale unità della conoscenza contro la frammentazione che consegue quando la ragione è staccata dal perseguimento della verità. Ciò guida i giovani verso la profonda soddisfazione di esercitare la libertà in relazione alla verità, e ciò spinge a formulare la relazione tra la fede e i vari aspetti della vita familiare e civile. Una volta che la passione per la pienezza e l’unità della verità è stata risvegliata, i giovani sicuramente gusteranno la scoperta che la questione su ciò che essi possono conoscere li apre alla vasta avventura di ciò che essi dovrebbero fare.
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[Benedetto XVI, 17 aprile 2008, Washington, incontro con gli educatori cattolici]

 

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categoria:ritagli, papa
venerdì, 18 aprile 2008

«Anche se è vero che questo paese è contrassegnato da un genuino spirito religioso, la sottile influenza del secolarismo può tuttavia segnare il modo in cui le persone permettono che la fede influenzi i propri comportamenti. È forse coerente professare la nostra fede in chiesa alla domenica e poi, lungo la settimana, promuovere pratiche di affari o procedure mediche contrarie a tale fede? È forse coerente per cattolici praticanti ignorare o sfruttare i poveri e gli emarginati, promuovere comportamenti sessuali contrari all’insegnamento morale cattolico, o adottare posizioni che contraddicono il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale? Occorre resistere ad ogni tendenza a considerare la religione come un fatto privato. Solo quando la fede permea ogni aspetto della vita, i cristiani diventano davvero aperti alla potenza trasformatrice del Vangelo
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[Benedetto XVI, 17 aprile 2008, Washington]

 

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categoria:ritagli, papa
giovedì, 17 aprile 2008

«[...] L'architettura contemporanea ha radici oscure, perfino nichiliste. Benché nessun architetto voglia ammettere questo segreto, un osservatore intelligente lo scopre se segue la storia del pensiero architettonico. Il programma d'ingegneria sociale abbraccia la grandiosa visione di una società ristrutturata in un nuovo mondo utopico industriale. Applicare la scienza per riformare l'imperfezione degli esseri umani è stato il sogno di ogni governo totalitario, di estrema destra come di estrema sinistra. [...] Dai vincoli umani, all'architettura tradizionale, alla società tradizionale, all'individuo, alla religione, al buon senso del "bello" estetico: tutta quest'eredità del passatp è stata annientata. Prima di tutto va negata la connessione sensoriale con l'ambiente, convincendo la gente che ciò che fa schifo e ripugna è "bello" mentre ciò che attrae e incoraggia la relazione (cioè il vecchio "bello") è contro lo sviluppo e il progresso. Così si invertono le nostre reazioni sensoriali.
[...] Alla radice del modello del nichilismo architettonico è possibile scorgere un metodo per fare fuori la cultura tradizionale. In questo senso esso non è né una teoria (non spiega alcun fenomeno architettonico), né una critica che attacca le forme in modo analitico e costruttivo: si rivela soltanto una tattica per prendere il potere. Dapprima si distruggono la base intuitiva della bellezza e il ruolo dell’uomo nella natura, quindi si prende il controllo di istituzioni come le università, poi si punta a controllare i mezzi di comunicazione di massa, poi si controlla l’industria dello spettacolo, poi si controlla la Chiesa. E finalmente, dopo aver conquistato tutti gli elementi della società, si avrà il controllo dello Stato politico.
[...] Lo stesso Stato democratico promuove il fanatismo, dal momento che commissiona edifici nuovi in stile nichilista. Anche la Chiesa sta commissionando edifici in questo stile, favorendo così la propria finale scomparsa. La Chiesa non vuole che qualcuno non la pensi “contemporanea”, e così volta le spalle al patrimonio di cui è patrona e custode.
[...] Una conferenza d’architettura è oggi uno spettacolo per i media: attori selezionati per presentare il dogma ufficiale, col massimo impatto spettacolare. Un nuovo tipo di adunanza politica per celebrare la fede nichilista e rendere omaggio ai capi (“grandi architetti” stranieri, persone quasi mitiche).
La Chiesa paga nuovi edifici dall’aspetto di crematori e i giornali scrivono della contemporaneità attraente di queste nuove chiese. Forse l’architetto vince un premio, sempre con l’appoggio del culto. I giovani registrano tutto ciò come riprova della loro fede architettonica: ovvero la dissipazione di qualsiasi dubbio intellettuale, il segno terrestre del “miracolo”. E così, rassicurati sul loro assoluto diritto, potranno mettere in ridicolo, senza scrupoli, qualsiasi autore osi criticare l’architettura nichilista».
[2 - fine]
[Prima parte

 

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categoria:ritagli, cronache